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martedì 7 febbraio 2012

Peaches for Monsieur le Curé: alcune domande

Per poterci addentrare sempre più nel mondo di Peaches for Monsieur le Curé, il nuovo libro di Joanne Harris in arrivo a maggio sul mercato inglese e seguito de Le scarpe rosse, ho ben pensato di tradurre l'intervista che accompagna la pagina ufficiale del romanzo sul sito dell'autrice.
Si parla di questo nuovo romanzo e si ha già voglia di leggerlo!


Com'è stato tornare a Lansquenet?
Come Vianne, per molto tempo sono stata riluttante a tornarci. Come Vianne, ero divisa tra il mio desiderio di esplorare nuovi luoghi e la sensazione di aver lasciato qualcosa di importante dietro di me. Alla fine, è stato sorprendentemente facile. Avevo paura che fosse cambiata oltre ogni modo, che mi avrebbe reso triste, ma in un certo senso sarei state ugualmente insoddisfatta se non fosse cambiato per niente. In Chocolat avevo ritratto una comunità francese rurale, isolata, di quelle che erano cambiate molto poco durante gli ultimi cinquant'anni. In Pesche volevo mostrare gli effetti del cambiamento in quella comunità. Questo è il motivo per cui ho introdotto un altro gruppo etnico a Lansquenet, non un evento comune nel rurale sud-ovest, per esplorare i modi in cui due culture piuttosto diverse possono interagire (o no) in un'ambientazione così tradizionale.

Sono confusa. Quando è ambientata, esattamente, la storia?
Chocolat era senza tempo. In un certo senso poteva essere ambientato quasi in qualsiasi momento. Le scarpe rosse, che si svolge a Parigi, era inevitabilmente contemporaneo. Pesche è ambientato in un momento molto specifico: durante il Ramadam, nell'agosto del 2010, giusto prima che il governo francese bandisse il velo islamico.

Non è un po' rischioso, scrivere di Islam in questo periodo?
Pesche non parla di Islam più di quanto Chocolat parlasse di Cattolicesimo. Entrambe le storie riguardano l'intolleranza, il pregiudizio, la xenofobia e il modo in cui la religione può essere usata per rinforzare queste cose.

Da dove è nata l'idea?
Vivo in un paese con una considerevole popolazione musulmana. Ho notato un numero crescente di giovani donne che indossano il Niqab (il velo facciale). Ho parlato con alcune di loro al riguardo delle ragioni per cui lo indossano, e ho ricevuto delle risposte molto diverse, che vanno da "Perché mio marito vuole che lo faccia" a "Perché non voglio parlare con nessuno che non conosco" a "Perché è un mio diritto indossarlo". Allo stesso tempo, la Francia stava preparandosi a bandire il velo nella sua totalità (anche i foulard sono banditi nelle scuole francesi). E il tempo sembra dare perfettamente senso al portare questo argomento a Lansquenet.

C'è molto sul Niqab in questo libro. Perché?
Perché lo trovo interessante. Da una parte è una forte immagine di isolamento, e dall'altra è un pezzo molto piccolo di tessuto che ha causato tantissime controversie. Il velo è stato talmente tante cose per molte persone negli anni: un simbolo di oppressione, un segno di devozione, una bandiera di protesta politica. In Francia, uno stato orgoglioso dei suoi ideali di libertà e equità, è stato bandito. Sono interessata dal perché.

Pensi che dovrebbe essere bandito?
Preferirei di gran lunga che le donne non indossassero il velo, ma non sono sicura che la legislazione potrà risolvere questo complesso problema accerchiandolo, perché è diventato politico, piuttosto che semplicemente religioso. Non penso che politica e religione si miscelino bene. Diffido da chiunque usi la religione come parte dell'impegno politica.

In Chocolat il prete è il cattivo di turno. In Pesche lui è quasi un eroe. Perché?
Ho sempre pensato che Francis Reynaud fosse più incompreso che cattivo. Ha molte colpe, è intollerante, moralista e arrogante, ma alla fine ha sempre fatto quello che pensava fosse meglio secondo i suoi credo. E' maturato un pochino da Chocolat, sebbene mantenga sempre i suoi modi. Ma, come Vianne ne Le scarpe rosse, Reynaud ha un viaggio da compiere, e in un certo senso Pesche è la sua storia.

E riguardo a Vianne?
E' anche la sua storia. Ho sempre pensato che Vianne e Reynaud avessero in comune più cose di quanto sapessero. Troppi lettori di Chocolat hanno velocemente supposto un ritratto in bianco e nero dei due protagonisti principali. Spero riassesteranno le loro opinioni.

Hai ripreso altri personaggi di Chocolat in questo libro?
Sì. Sin da Chocolat sono stata un po' 'preoccupata' per aver lasciato un certo numero di situazioni irrisolte, specialmente riguardanti la relazione tra Joséphine e Roux. In Pesche alcune di queste questioni troveranno risposta. Non tutte, ma la vita è così...

E riguardo a Inès Bencharki? Racontami un po' di lei.
La donna al centro dei problemi attuali di Lansquenet condivide alcune somiglianze con la stessa Vianne. Come Vianne, lei è una donna single con una giovane figlia. Come Vianne si trasferisce nella casa giusto davanti alla chiesa e si scontra con il Curato. Ma diversamente da Vianne, Inès è fermamente sostenuta, anche da quelli della sua monunità di Les Marauds. Nascosta sotto il suo velo nero, sembra insensibile tanto all'ostilità quanto al gossip, allo scandalo e alle offerte di amicizia. Anche la magia di Vianne, anche la sua cioccolata, non ha potere su di lei.

Quindi... Vianne ha finalmente trovato qualcuno alla propria altezza?
In tutti questi libri il principale avversario di Vianne è sempre stato una sorta di riflesso di lei. In Chocolat doveva fronteggiare lo spettro dell'Uomo in Nero, una paura infantile personificata in Francis Reynaud. Ne Le scarpe rosse, lo spettro era Zozie de l'Alba, un'immagine di cosa Vianne potrebbe essere stata senza l'amore delle sue figlie. In Pesche, Vianne si confronterà sia con la sua paura che con il suo pregiudizio...

Perché ambientare il libro durante il Ramadam?
In parte perché mi piacciono i paralleli con Chocolat, che era ambientato durante la Quaresima. La relazione tra il digiuno e il banchetto è complessa, e volevo rivisitare l'idea da una prospettiva differente.

E' una sfida, scrivere di una cultura diversa?
E' sempre una sfida, ma non penso molto allo scrivere di una cultura differente, quanto piuttosto al cercare di capire cosa le persone ritengono importante. Il mio punto di ingresso è attraverso il cibo, ma il cibo in quanto riflesso di cosa le persone sentono, di come si rapportano gli uni con gli altri, piuttosto che una raccolta di ricette.

Sì, ho notato che in questo libro c'è di nuovo il cibo nel titolo. E' stata una decisione conscia?
Mi piace la contrapposizione del cibo col digiuno (il titolo provvisorio era Pesche di Ramadam) perché entrambi sono concetti talmente emozionali. Come la pesca... è un'immagine potente nel folklore e nelle favole, e sembra il simbolo perfetto per quello che tentavo di trasmettere.

C'è molta sensualità nel libro. E' deliberata?
In verità non pianifico queste cose. Ma mi piace che una storia sia un'esperienza di immersione completa, il che significa che mi piace esplorare i gusti, i profumi e le sensazioni come le impressioni visive e sonore.

E riguardo alla magia? C'è davvero spazio per la magia in un libro ambientato nel presente?
Assolutamente. Caso mai penso che abbiamo bisogno della magia ora più di prima. Ma la mia magia non è mai stata 'pirotecnica'. E' la magia delle cose di ogni giorno, che è più riguardante il cambiamento che qualsiasi altra cosa. E' questo, cambiare il mondo attorno a noi, un passo per volta, e cambiare anche il modo in cui gli altri ci vedono, che è il tipo di magia al quale tutti abbiamo acesso...