per chi ama i libri di Joanne Harris

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giovedì 8 novembre 2012

Joanne su Il giardino delle pesche e delle rose

Ebbene, alla fine il tanto atteso giorno è giunto. Oggi, giovedì 8 novembre 2012, Garzanti pubblica Il giardino delle pesche e delle rose, ultimo romanzo di Joanne Harris e terzo capitolo di una serie iniziata col famosissimo Chocolat. Un romanzo sicuramente ricco di spunti interessanti e scrittura accattivante, com'è tipico di quest'autrice.

Per ben accoglierlo mi sembrava giusto, dopo aver accennato ai background di Chocolat e de Le scarpe rosse, riportare per intero il background de Il giardino delle pesche e delle rose, così com'è scritto sul SITO UFFICIALE di Joanne Harris.

Mentre stavo scrivendo Le scarpe rosse, ho realizzato che stavo creando un pericoloso precedente. Non è sempre facile, per uno scrittore, rivisitare i personaggi che ha creato. Il tempo cambia tutti noi, e a volte è più facile non voltarsi a guardare indietro. Ma quando ho finito il libro, sapevo che quello che avevo fatto era peggio di così: avevo scritto la seconda parte di quella che sarebbe stata una trilogia.
Anche adesso non sono convinta che Vianne abbia completamente finito con me. Ci potrebbe essere qualcos'altro che la riguarda, un giorno (o anzi, che riguarda Anouk e Rosette). Siamo collegate, io e lei, in modi che non sempre capisco del tutto. Sono connessa con tutti i miei personaggi, ovviamente, ma in qualche modo Vianne Rocher è quella che continua a presentarsi inaspettatamente, coinvolgendomi nei sui affari (spesso contro il mio miglior giudizio) e domandando il mio tempo e la mia attenzione.

Ne Le scarpe rosse troviamo Vianne quattro anni dopo gli eventi descritti in Chocolat. Vive a Parigi sotto falso nome, con sua figlia Anouk e un'altra bambina di quattro anni, Rosette. Vianne sembra aver perso sia la sua direzione che la sua identità. Ma grazie a Zozie de l'Alba, uno spirito libero e malvagio con un appetito per le vite delle altre persone, Vianne è alla fine costretta a confrontarsi sia con il suo nemico che con le sue paure.
L'ho lasciata a Parigi con le sue figlie e Roux, una volta ancora riconciliata con se stessa, in pace col suo passato e mezza convinta che sia riuscita a trovare un modo per stabilizzarsi.

Ma con Vianne, le cose non sono mai così facili. Ho sempre saputo che a un certo punto il vento avrebbe iniziato a soffiare di nuovo. Sapevo anche che Lansquenet non aveva ancora finito con nessuna di noi due. E Vianne, come me, tende a essere specializzata nel fare le cose che aveva assolutamente promesso di non fare, in questo caso ritornare a Lansquenet.
Il punto non è mai SE, ma QUANDO.
Ci sono alcune correnti a cui non si può resistere.

Era solo questione di tempo.

Concludo segnalandovi che a QUESTO LINK potete trovare le prime pagine di questo romanzo da leggere gratis. Un'occasione unica per ingolosirsi!
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mercoledì 7 novembre 2012

Jaonne su Le scarpe rosse

Dopo Chocolat, è stata la volta de Le scarpe rosse.
Nessuno si aspettava davvero un seguito di quel romanzo che aveva conquistato così tanti lettori. La stessa Harris non ne era mai stata convinta. Almeno non fino a quando...

Attendendo Il giardino delle pesche e delle rose, in arrivo domani, leggiamo insieme qualche parola di Joanne Harris riguardante Le scarpe rosse e il suo tornare a Vianne.
Anche questo intervento è tratto dal background che trovate sul sito ufficiale dell'autrice.

Non puoi mai essere completamente sicuro che qualcuno che pensavi se ne fosse andato per sempre dalla tua vita, non ritorni poi all'improvviso, aspettandosi che tu molli tutto quello che stai facendo e gli dedichi un'attenzione completa per i successivi dodici mesi... alcune storie fanno proprio così. Le scarpe rosse è una di quelle.

Da quanto ne sapevo io, Vianne se ne era andata, e fino a quando non ho scoperto dove si trovasse, qualsiasi possibilità di un seguito era praticamente esclusa.

Ma sono sempre stata affezionata a Vianne e Anouk. E ho sempre pensato che se fossero riapparse in qualche altra storia, allora sarebbe stato perché la mia versione di Anouk (mia figlia Anouchka, che ne è stata in molti modi il prototipo) mi avrebbe in qualche modo mostrato la via per il livello successivo.
Le scarpe rosse è il risultato di questo: non un seguito, ma una continuazione, basata sul fatto che la gente cambia, i bambini crescono, e il 'per sempre felici e contenti' è una frase che la gente pigra usa quando semplicemente non sanno cosa succederà dopo.

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martedì 6 novembre 2012

Joanne su Chocolat

Il giardino delle pesche e delle rose sta arrivando. Ormai mancano giusto un paio di giorni. Perché allora non ripercorrere, brevemente, attraverso le parole di Joanne Harris, quello che sono stati i volumi precedenti della serie?
Ecco allora alcuni punti salienti che ho trovato nel Background di Chocolat che la stessa Harris ha pubblicato sul suo sito. Penso che queste poche parole siano davvero rappresentative dello spirito di Chocolat, e che ci facciano ben capire cos'aveva in mente Joanne durante la scrittura.
Ora ci rimane solo una domanda: quali idee ci saranno dietro Il giargino delle pesche e delle rose? Lo scopriremo a breve.

Volevo scrivere un libro riguardante il conflitto tra indulgenza e colpevolezza, con il cioccolato come metafora centrale.

Volevo anche scrive delle persone, e di come l'arrivo di un singolo individuo possa toccare le politiche interne di una comunità.
I miei libri sono spesso focalizzati su piccole comunità e sulle interazioni tra i suoi abitanti. Più piccolo è il gruppo, e più drammatiche sono le conseguenze quando qualcuno introduce dei cambiamenti.

Infine volevo scrivere di magia. Non della sua visione popolare, ma della magia delle cose di ogni giorno e il modo in cui qualcosa di piuttosto ordinario possa, nelle giuste circostanze, acquisire proprietà straordinarie.
La magia di Vianne, che lavora attraverso piccoli piaceri, è accessibile a chiunque. Se lei è una strega, come crede Reynaud, allora tutti quelli con valori simili lo sono.

Come Reynaud, abbiamo imparato a demonizzare il piacere e a essere spaventati dai nostri sentimenti. Chocolat era la mia reazione a tutto questo.

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mercoledì 23 settembre 2009

Il ragazzo con gli occhi blu

una selezione di copertine proposte

Trama:

Blu non è più un bambino cattivo. Ora è un uomo di quarant’anni. Lavora come portiere in un ospedale e vive ancora insieme alla madre in un paese dello Yorkshire. Un’esistenza ordinaria, all’apparenza un po’ monotona. Una vita molto diversa da quella che l’uomo conduce nel mondo virtuale. Blu ha un blog su un sito chiamato “badguysrock”, una community che ha fondato lui stesso, dedicata a tutte le persone cattive. Su internet dà sfogo ai suoi desideri più nascosti, confessa ossessioni di morte, racconta la sua infanzia, quella di un bambino pericolosamente affascinato dal male. Pensieri oscuri che girano attorno a una terribile fantasia, quella di uccidere sua madre. Una donna dura, con cui ha sempre avuto un rapporto carico di misteri. Ma cosa è vero e cosa non lo è? Qual è il confine tra realtà e mondo virtuale? Blu era realmente un bambino malvagio o semplicemente si inventava tutto? Forse l’inquietante Albertine, che condivide con Blu un agghiacciante segreto, lo sa. O forse no. Una cosa è certa: Blu non è quello che sembra. E mentre post dopo post le parole si fanno sempre più sinistre, la violenza cresce pericolosamente. C’è un solo modo per fermarla: scavare nel vero passato di Blu, un passato oscuro, un passato di rivalità e menzogne, il passato di un bambino incompreso, dotato di una sensibilità straordinaria. Fino a svelare il cuore malato di una famiglia profondamente disturbata. Solo così emergeranno le ragioni di un omicidio vecchio di vent’anni…


Dal sito di Joanne Harris:

"Alcuni libri sono abbastanza facili da scrivere. Altri sono invece più difficili. E alcuni sono come i cubi di Rubik, un'accozzaglia di colori che girano e si torcono con nessuna apparente soluzione in vista. Il ragazzo con gli occhi blu non era un cubo di Rubik ma piuttosto il diabolico puzzle-box cinese nel film Hellraiser di Clive Barker, la scatola che convocava i demoni. Per lo meno, questo è quello che mi sembrava, e se alcuni di quei demoni avessero deciso di strisciare dentro le pagine di questo libro, beh, non potrei dire di esserne davvero sorpresa.
Lo cominciai tre anni fa, con nient'altro che frammenti di trama e la voce del mio narratore a guidarmi. Ho attraversato momenti problematici e la mia indole solare ha preso qualche colpo. Mi sono trovata a non voler scrivere e ho speso molto tempo online, gironzolando per vari siti e cercando modi sempre più ingegnosi per evadere la realtà. Sotto pseudonimo mi sono fatta degli amici online, ho scritto molte storie e iniziato ad avere un interesse sempre maggiore per la maniera in cui le persone interagiscono online, le comunità che creano e a cui partecipano, e la maniera in cui scelgono di ritrarre se stessi. Ho iniziato a capire che le piccole comunità sempre presenti nella mia scrittura esistono anche nel mondo virtuale, con le stesse piccole cricche di membri: outsider, pettegoli, bugiardi, esibizionisti e bulli, proprio come nel mondo 'reale'. Ho capito anche quanto emotivamente dipendente dai suoi amici virtuali e dalla sua comunità la gente può diventare, anche se non ci sono mezzi per comprendere quanto oneste possano essere queste vie di comunicazione.

Da tutto questo uscì Il ragazzo con gli occhi blu, un thriller psicologico dark ambientato nel mondo di internet, dove nessuno è realmente quello che sembra, e dove ogni gusto è soddisfatto, anche quelli che non oseremmo confessare.

Il mio eroe - B.B., o Blueeyedboy - è un uomo all'inizio dei quarant'anni che continua a vivere con sua madre, riguardo la quale coltiva fantasie omicide che traduce in storie che posta su di un sito web chiamato badguysrock. Questa comunità virtuale creata da Blueeyedboy ha come proposito quello di celebrare i cattivi delle storie ovunque, e attraverso questo mezzo si mantiene in contatto con i suoi amici online, alcuni dei quali sono da lui conosciuti anche nella vita reale, in particolare Albertine, con la quale ha condiviso un passato difficile. Ma Blueeyedboy, come Albertine, non è esattamente come sembra. Mentre si districano gli eventi di questo passato: la relazione tortuosa con la madre, la faida coi due fratelli e i dettagli della sua vita segreta, noi scopriamo la verità riguardo il passato di Blueeyedboy e un assassinio di 20 anni prima..."


D: E' dark, non credi? E potrei dire... che fa venire i brividi?
R: Che fa venire i brividi è corretto. Mi piace. E sì, questa è una storia davvero dark, anche se io la vedo principalmente come una commedia nera, non da prendere completamente sul serio.

D: Oh! Quindi non è un giallo?
R: Non esattamente. Per la maggiorparte del tempo in cui l'ho scritto, non ero sicura di cosa stessi creando, o chi. Lo vedo ora - come con La scuola dei desideri, di cui è un parente stretto - come una sorta di assassinio/mistery con nessun detective, nessun crimine apparente e una coppia di narratori piuttosto inaffidabili ... Joanne Harris con qualcosa in più, di insolito.

D: Di insolito? E come! L'avevi programmato tutto prima?
R: In realtà, no. Avevo buttato giù qualche idea all'inizio, ma la rivelazione principale, la iella, mi ha sorpresa tanto quanto chiunque altro. Sono dovuta tornare indietro e riscrivere mezzo libro per aggiustare quello che avevo già tirato fuori...

D: La struttura narrativa è abbastanza inusuale. Cosa ti ha fatto venir voglia di scrivere un romanzo in questo modo?
R: La maggiorparte dei miei libri ha più narratori in prima persona, ma questa è una ripresa moderna del romanzo epistolare, nel quale tutti i capitoli prendono la forma di post in un blog chiamato WebJournal. Ogni post specifica un umore e una colonna sonora e i post pubblici hanno un box per i commenti, alla fine. Alcuni di questi post sono pubblici, quindi aperti a tutti, altri sono riservati, o privati. Volevo dare a entrambi i miei narratori la libertà di scegliere sia cosa dire che quando dirla, e a chi, e volevo esplorare i diversi modi in cui presentiamo noi stessi a pubblici differenti e in differenti circostanze. L'occultamento di informazioni online non solo è accettabile, ma spesso è scontato; internet è un mezzo in cui verità sconvenienti posso essere esonerate (disabilità, stato civile, ...) e dove uno è capace di condividere solo le cose di se stesso che uno ha consapevolmente deciso di condividere.

D: Io sono una principiante coi computer. Quanta di questa roba tecnologica ho bisogno di conoscere?
R: Niente di niente, davvero. Il gergo è minimo, e tutto va da sé, ad ogni modo. La chimica delle piccole comunità è essenzialmente la stessa ovunque, sia questa un paesino francese, un'isola, una scuola o una comunità web...

D: Raccontaci del protagonista. E' cattivo, o no?
R: Questa è una domanda difficile a cui dare una risposta. Come Snyde ne La scuola dei desideri, B.B. è un personaggio difficile da definire con precisione. Subdolo, cinico e coscientemente crudele, lui è interiormente scorretto - uno potrebbe dire un carattere immorale - e comunque mi piace (cosa questo dica di me, preferisco non pensarlo). Lui è il prodotto di un ambiente terrificante, di una madre dispotica e di un'educazione imperfetta. A 42 anni compiuti continua a vivere in casa, custode di un ospedale locale, odia se stesso, odia la sua vita e, ancora, trattiene il suo senso dell'umorismo e ricrea se stesso online come la persona che vorrebbe essere, invece che il perdente nato che in realtà è. Lui abita in una sorta di mondo fantastico che occasionalmente erutta nella vita reale, con conseguenze imprevedibili. E, ancora, è profondamente vulnerabile, sia questo il B.B. 'reale', o quello che invece sta usando la sua vulnerabilità come un mezzo per raggiungere un fine; è davvero difficile dirlo, alla fine. Lui è, penso, il personaggio più complesso che io abbia mai creato, e forse il più difficile da comprendere. Forse è per questo che mi piace così tanto, e perché la sua voce è stata così facile per me...

D: E riguardo al tuo secondo narratore, Albertine?
R: Albertine, come B.B., è un personaggio ambiguo e piuttosto 'danneggiato'. Marcata dal suo passato turbolento, lei si nasconde dietro una facciata intricata, rivelando i suoi veri sentimenti solo sul suo blog privato. La sua relazione di amore/odio con B.B. è basata su un'esperienza condivisa e su una sorta di terribile fascino. Lei lo conosce meglio di chiunque altro e il filo che li lega assieme l'ha impossibilitata a trovare una relazione significativa e onesta con qualcun'altro. Come B.B., sogna di fuggire dalla sua vita, ma invece trova se stessa annegata in un gioco anche più tortuoso, fatto di inganno e manipolazione emotiva.

D: L'identità, sia reale che falsa, è un tuo tema ricorrente. Come esplora il concetto questo l'ibro?
R: Molti dei personaggi dei miei libri hanno problemi con la loro identità. In alcuni casi, come quello di Vianne e Anouk Rocher, abbiamo qualcuno che cerca disperatamente di creare un'identità per se stesso in un mondo che sembra negar loro questa possibilità. In altri, vediamo qualcuno prendere l'identità di quacun'altro: Snyde in La scuola dei desideri, LeMerle in La donna alata, Zozie in Le scarpe rosse. Il ragazzo con gli occhi blu va oltre, poiché B.B. ha scelto di creare non solo un'identità alternativa, ma un'intera esistenza alternativa, passato e presente, progettato non solo per 'fregare' gli altri, ma anche se stesso. Infatti, in questo libro nessuno è come appare; le identità sono intercambiabili e possono essere assunte o messe da parte quando necessario. E' un riflesso di come le cose stanno andando, penso, un commento sulla natura della percezione e della realtà. In questa storia, come nella vita, la domanda più dificile a cui dare una risposta sincera sarà sempre: chi sono io?

D: La sinestesia gioca un ruolo importante qui. C'è qualcosa che hai sperimentato tu stessa?
R: Ho sempre associato certi colori a dei gusti o a degli odori. Non sono sicura se questo mi rende una sinesteta oppure no, ma ha reso più facile, per me, identificarmi con i personaggi del libro. In oltre volevo esplorare l'idea che quello che una persona sente quando incontra una serie di stimoli può, a volte, differire completamente da cosa qualcun'altro può sperimentare in circostanze identiche.

D: C'è molta musica in questo libro. Riflette il tuo gusto personale?
R: Assolutamente. B.B. e io abbiamo molto in comune, incluse molte delle nostre influenze musicali. Siccome uno dei miei personaggi è cieco, ho voluto introdurre una dimensione visuale minore di quella che uso solitamente, e focalizzarmi su altri aspetti della percezione, come odori, gusti e suoni. Ho trovato tutto questo molto più duro di quanto mi aspettassi! Per compensare l'assenza di una referenza visuale, in alcune parti del romanzo mi sono soffermata maggiormente nella colonna sonora del libro; come B.B., raramente stacco la spina del mio i-Pod! Il risultato è che le tracce musicali sono state tutte scelte con cura per riflettere l'umore di ogni post e per contenere indizi, alcuni più ovvi di altri, le quali, messe assieme, formano una serie di sei playlist (una per ogni sezione del libro) che servono come mini-sommario della trama.

D: Whao! Questa è la fine? Voglio sapere cosa succede dopo!
R: Sì, temevo me lo avresti chiesto. Come nella vita, il capitolo finale non risolve tutto come si sarebbe voluto. Ma per apprezzare realmente un libro, il lettore dovrebbe portare in tavola tanto quanto vuole portare via. Questo significa che ognuno deve decidere come crede sia finita la storia (e potreste scoprire che la vostra opinione varia a seconda del vostro stato d'animo). Quello che sto dicendo, suppongo, è questo: per favore, non chiedetemi cosa succede poi. Generalmente, sono l'ultima a saperlo...
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sabato 16 febbraio 2008

The Evil Seed: background!

In attesa di vedere pubblicati in Italia i nuovi libri, o le ristampe, di Joanne Harris, ho pensato fosse utile avere a disposizione trame e informazioni generali. Quello che vi propongo di seguito è quello che la Harris chiama background, ossia notizie che stanno dietro l'ideazione del libro. Col tempo, spero di riuscire ad inserire anche il background delle altre opere.


Questo è stato il mio primo romanzo, e per questo motivo provo per lui lo stesso vago affetto che provo per il mio primissimo (e non adeguato) fidanzato; ma non mi aspetto che anche le altre persone condividano necessariamente i miei stessi sentimenti. Infatti, non ho osato guardarne una copia per circa dieci anni, sebbene fosse ancora in stampa. Comunque, la gente persiste nel farmi domande riguardo a questo libro, e piuttosto che lasciarli leggere impreparati, sento di dover dare qualche sorta di spiegazione.

Prima di tutto, una confessione: è un romanzo sui vampiri. Secondo, un’ipotesi speranzosa: probabilmente non è cattivo come mia madre pensa. Terzo: vi avverto, ho detto ‘probabilmente’.

Per spiegare ulteriormente, sono cresciuta in una casa riempita di libri. Avevamo libri ancor prima di avere mobili, il che era molto prima che noi avessimo la nostra prima televisione. Sono una lettrice onnivora, sia in francese che in inglese, sin dal momento in cui ho imparato a girare le pagine; con solo due eccezioni. Continuo a non comprendere il motivo per cui mia madre fosse così poco fiduciosa verso questi due generi, ma qualsiasi approccio all’horror o alla fantascienza era completamente proibito. Anche scrittori classici come Lovecraft o Wilkie Collins o Edgar Allan Poe; se non superavano il test del genere di appartenenza, venivano riassegnati alla cima della libreria, un luogo impossibile da raggiungere. Ovviamente, io l’ho vista come una sfida. Appena ho potuto, ho letto tanta horros e fantascienza quanta mi era possibile, ed era inevitabile che il mio primo romanzo dovesse essere Quel Terribile Libro, una sorta di miscuglio di tutti gli scrittori che mi sono sempre stati proibiti.

Comunque, horror è un termine scorretto e fuorviante. Ci sono alcuni meravigliosi autori che sono stati emarginati e snobbati per colpa dei soggetti trattati (si vedano Christopher Flower e Ray Bradbury e Chritopher Priest) ma che scrivono una prosa letteraria ed evocativa come molti autori di narrativa classica. Non pretendo di essere tra questi, ma volevo scrivere un romanzo gotico-moderno che fosse abbastanza letterario da essere classificato come libro per tutti (e che potesse far rimanere mia madre di sasso). La morale della storia è: se devi fare un insuccesso, che sia un insuccesso eroico.

Credo che il problema di base fosse che nessuno conosceva realmente cosa il libro volesse essere. Lettori che avrebbero potuto restarne affascinati neanche lo comprarono perché non accettavano di leggere quel tipo di romanzo. Gli entusiastici dell’horror devono averlo trovato piuttosto strano, lento. Ho avuto l’idea da una iscrizione su di una lapide nel cimitero di Grantchester, dove ero solita andare in bici quando studiavo a Cambridge. Il libro è scritto in un deliberato stile barocco per due sequenze temporali; è estremamente autoindulgente (se fossi stata un editor avrei tagliato almeno 200 pagine); è sexy, violento, disordinato, confuso, e sebbene io mi sia molto divertita nello scriverlo, mi chiedo cosa possano averci visto i lettori all’epoca.

Ho detto che scrivere The Evil Seed mi ha insegnato alcune cose importanti. La prima, come battere a macchina; mi ha insegnato molto sul processo dell’essere pubblicati (incluso come non sperare più del dovuto), come essere spietati col mio materiale, e l’esperienza dello scrivere mi ha dato un’idea migliore su come strutturare una storia. Ma cosa più importante, ha spianato la via per il mio secondo libro, Il Fante di Cuori e la Dama di Picche, che è migliore sotto molti punti di vista. Non ho guadagnato niente per nessuno dei due, naturalmente (c’ho talmente lavorato che se sommassi tutte le ore spese, più l’editing e le prove di lettura, ne uscirebbero circa due pence all’ora), ma non c’è nulla che possa essere comparato al vedere il tuo primo libro in stampa (eccetto forse guardare la première del tuo primo film).

Questo 'articolo' è stato tradotto e pubblicato per gentile concessione di Joanne Harris e del suo sito internet ed è disponibile in lingua originale qui.
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