per chi ama i libri di Joanne Harris

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giovedì 15 novembre 2012

Intervista a Laura Grandi, traduttrice italiana di Joanne Harris

Sì, ho approfittato dell'uscita italiana de Il giardino delle pesche e delle rose per fare una cosa che desideravo da tanto: intervistare la traduttrice di Joanne Harris. Avevo voglia di scambiare quattro chiacchiere con lei perché ero curioso di avere anche il suo punto di vista su alcune cose che riguardano le opere di questa grande autrice. Qui sotto ne trovate il risultato.

Ne approfitto per ricordarvi che domani, venerdì 16 novembre, in occasione del Bookcity di Milano, si terrà l'ultima tappa del tour italiano di Joanne. La potete andare ad ascoltare al Teatro Elfo Puccini di Milano alle ore 18.
Io l'ho vista ieri a Bologna e  posso dire che ne vale la pena. Così come vale la pena di leggere il suo nuovo romanzo, che riserva sorprese, colpi di scena e un ricordo profumato di Chocolat.

Ma ora basta cianciare, ed ecco l'intervista a Laura Grandi, che ringrazio infinitamente per la gentile disponibilità.



DOMANDA: Gentile Signora Grandi, benvenuta su "Mendiants & Magie". Per incominciare mi piacerebbe partire da una domanda banale: come ha conosciuto il lavoro di Joanne Harris? Le è stato semplicemente chiesto di tradurla, oppure era un suo desiderio farlo?
RISPOSTA: Ho conosciuto il suo lavoro in quanto agente letterario: rappresentavo la sua agenzia in Italia quando ha scritto Chocolat, così mi è arrivato il dattiloscritto perché trovassi un editore che lo pubblicasse. Sono stata io a propormi a Garzanti per la traduzione, mi sembrava un romanzo inconsueto e divertente con cui cimentarsi. Tra l’altro, l’Italia è stato il primo paese in assoluto dove il libro è stato pubblicato. Da allora, continuo a occuparmi di lei, come agente e come traduttrice.

D: E' risaputo che la traduzione è un lavoro molto difficile, e questo per via di tutti i problemi che il trasporre un libro da una cultura a un'altra comporta. Ma quali sono le maggiori difficoltà che si incontrano nel tradurre la Harris?
R: Le traduzioni hanno tutte difficoltà simili, che dipendono in buona parte dalla lingua originale: nel tradurre dall'inglese, per esempio, si cerca sempre di risolvere certe cose che in italiano possono risultare inutili, come "disse" o "ha detto" in chiusura di un dialogo, oppure alcune ripetizioni che l'inglese tollera e l'italiano no; poi c’è la questione dei verbi: l’italiano offre maggiori possibilità rispetto all’inglese e bisogna fare delle scelte. La Harris non mi è mai risultata ostica; naturalmente bisogna calarsi nel mondo di ogni libro e, nel caso delle Parole segrete (Runemarks), è stato necessario distinguere tra le citazioni da testi esistenti, come l'Edda, e quelle inventate dall’autrice: ma è un gioco interessante e in più posso consultarla se ho dei dubbi.

D: Da quel che ho potuto vedere io negli anni, spesso la Harris usa dei titoli particolari, con modi di dire prettamente inglesi, come per esempio "Gentlemen and Players", o comunque di difficile resa in italiano. Penso per esempio a "Blue eyed boy", che venendo tradotto in italiano perde un po' il suo essere anche il nickname del protagonista. Quanto sono difficili i suoi titoli e che tipo di scelta viene effettuata, nello sceglierli?
R: La questione della traduzione dei titoli è un’altra di quelle che si presentano di frequente: basta pensare a Salinger, al Giovane Holden, il cui titolo originale è The catcher in the rye. È vero, a volte qualcosa si perde, ma nel caso della Harris, insieme all'editore, quando si è dovuto cambiare, abbiamo cercato titoli gradevoli e che allo stesso tempo evocassero il contenuto del romanzo.

D: C'è un romanzo tra quelli della Harris che più le piace, o che le sta particolarmente a cuore? E se sì, come mai?
R: Non ho un romanzo preferito, anche perché, malgrado le diverse ambientazioni, nei libri di Joanne ci sono temi ricorrenti che le stanno a cuore e li legano più di quanto possa apparire, per cui tendo a considerare i suoi titoli come un'opera complessiva che si compone a poco a poco. Sicuramente penso però che Cinque quarti d'arancia sia un romanzo davvero importante sulla Seconda guerra mondiale e che nel Ragazzo con gli occhi blu abbia descritto il mondo della rete con grande acume, cosa non facile, visto che mail, chat e web sono entrati con prepotenza nella letteratura. E nel romanzo in uscita da Garzanti, Il giardino delle pesche e delle rose, trovo interessante l'equilibrio fra il recupero di personaggi già conosciuti in Chocolat e nelle Scarpe rosse e l'introduzione di personaggi nuovi, con cui il lettore familiarizza subito.

D: E il più ostico da tradurre?
R: Come ho detto, non sono libri particolarmente ostici; per La scuola dei desideri si è dovuto usare qualche "trucco", nel rispetto degli intenti dell'autrice, ma meglio non rivelare quale, altrimenti si rischierebbe di dire troppo sulla trama e sull'identità dei personaggi!

D: Qual è, invece, quello che l'ha più sorpresa? Perché diciamocelo, pur mantenendo delle tematiche tipiche, Joanne Harris ha affrontato davvero molte storie e molti generi differenti tra loro, e non si sa mai cosa aspettarsi dal lavoro successivo.
R: Ogni volta che leggo la Harris, mi sorprendo. Per esempio, nel Ragazzo con gli occhi blu, ci sono personaggi minori, tratteggiati con un’abilità notevole, che rimangono impressi pur avendo un ruolo secondario; penso ad esempio alle "vittime" che il ragazzo sostiene di avere, o ha, ucciso. Mi sorprendono anche certi racconti, come ad esempio Faith e Hope fanno shopping in Profumi, giochi e cuori infranti, ma anche i tocchi umoristici che riesce a dare a storie dai lati tragici, come nella Spiaggia rubata o nel Giardino delle pesche e delle rose.

D: Ora faccio una domanda un po'... particolare. Secondo lei, che tipo di lettori ha la Harris, in Italia? Glielo chiedo perché, per i primi 5/6 romanzi pubblicati da noi, il tagret è stato piuttosto definito. Poi, però, ha scritto "La scuola dei desideri" che è un thriller psicologico, "Le scarpe rosse" che è un seguito a mio avviso molto particolare per chi era abituato a "Chocolat". Con "Le parole segrete" si è data al fantasy, poi è stato ripubblicato "Il seme del male" che parla di vampiri... C'è una differenza tra i primi lettori e i lettori attuali, secondo lei? Il suo pubblico è stato in grado di capirla, oppure è semplicemente cambiato?
R: I suoi lettori in Italia sono molti, donne e uomini, e, col passare del tempo, sono in parte anche cambiati. Lo si capisce dal fatto che i primi titoli, pubblicati diversi anni fa, continuano a vendere bene, il che significa che ci sono nuove generazioni di lettori che si avvicinano ai suoi libri.

D: Ma torniamo alle traduzioni. In Italia non è ancora stato pubblicato "Runelight", e a Novembre in Inghilterra esce una nuova raccolta di racconti, "A cat, a hat and a piece of string". Lei li ha già letti? Cosa dobbiamo aspettarci? Siamo tutti molto curiosi.
R: Ho letto sia Runelight, che qui uscirà l'anno venturo, sia i racconti, previsti per il 2014. Runelight è il seguito delle Parole segrete, ma come per i libri della Harris che sono il seguito di un altro (Le scarpe rosse e Il giardino del pesco e delle rose, entrambi sequel di Chocolat), si può leggere autonomamente, anche senza aver letto il primo. E A cat, a hat and a piece of string, conferma le doti della Harris anche come autrice di racconti. In Italia, e altrove, si dice che i racconti non hanno un grande pubblico, ma nel suo caso è molto amata anche quando adotta la forma narrativa breve.
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lunedì 12 novembre 2012

Intervista a Joanne Harris

Come tutti sapete, qualche giorno fa, l'8 novembre, è uscito Il giardino delle pesche e delle rose, terzo volume della saga iniziata con Chocolat e proseguita con Le scarpe rosse.
Finalmente, dopo molti anni di attesa, potremo vedere cosa succede a Vianne nel momento in cui rimette piede a Lansquenet.
Con la scusa di voler capire qualcosa di più su questa sua nuova avventura, ho scambiato qualche chiacchiera con Joanne Harris ed ecco cosa ne è uscito.
Io ringrazio tantissimo l'autrice per la sua gentilezza e disponibilità, e vi auguro una buona lettura!

Domanda: Siamo tornati a Lansquenet, un viaggio a cui Vianne, probabilmente, non aveva mai pensato. Come hai avuto l'idea di questo ritorno?
Risposta: Non mi aspettavo di tornare a Lansquenet, o a Vianne, in questa storia. Ma quando ho capito dove questa mi stava conducendo, ho subito capito che non avrei avuto scelta...

D: Una delle prime cose che colpiscono è lo scoprire che nel libro c'è di nuovo il punto di vista di Reynaud. Il parroco sembra molto diverso, ora, quasi un personaggio positivo. Avresti mai pensato che, un giorno, avresti scritto di nuovo di Reynaud? E com'è stato rimettersi nei suoi panni, ma da un'angolazione differente?
R: Metà di Chocolat era scritto dal punto di vista di Reynaud. Proprio per questo motivo questa storia è, in un certo senso, parallela a Chocolat. Mi sembrava naturale procedere su questa strada. Non ho mai veramente creduto che Reynaud fosse un 'cattivo ragazzo'. Ho sempre pensato che avesse la capacità di cambaire. Sono felice di vedere che ne Il giardino delle pesche e delle rose dsi è addolcito un pochino, sebbene lui non sia cambiato poi molto...

D: In questo terzo libro Vianne e Reynaud si riuniscono quasi come vecchi amici. E' per la passata influenza di Vianne? O si tratta piuttosto di un cambiamento naturale? Inoltre sembrano piuttosto simili, in questa storia.
R: Il tempo cambia chiunque, Vianne e Reynaud inclusi. Non ho mai visto la loro relazione come una relazione tra nemici, e in questo caso la posizione di Reynaud all'interno del villaggio è alterata, il che gli permette di vedere molto più chiaramente da una prospettiva esterna. Non credo che lui concordi pienamente con il modo di fare le cose di Vianne, neanche adesso. Continuano a essere delle persone molto diverse tra loro. Ma ha incominciato ad accettare che potrebbe esserci più di un singolo modo (il suo modo) di affrontare i problemi...

D: Ne Il giardino delle pesche e delle rose tu parli anche di Islam. E' un argomento complesso, oggigiorno. Lo volevi nel tuo libro per una ragione in particolare? Non avevi paura delle reazioni che avresti potuto suscitare?
R: Io scrivo di persone e di luoghi, non di religioni. e non vedo perché qualsiasi tipo di fede o cultura dovrebbe essere lasciata fuori da una storia solo perché viene percepita come controversa.
Scrivo storie. Non dico a nessuno cosa deve pensare, e non cerco nemmeno di fare generalizzazioni. Perché questo dovrebbe creare delle reazioni negative?

D: Possiamo dire che questo libro mostra anche ogni comunità ha le sue intolleranze? Che non si tratta di una questione di fede, ma semplicemente delle persone?
R: Le fedi sono fate dalle persone. Non commento mai la fede in quanto tale, ma, molto semplicemente, di tutti i modi in cui la gente interpreta queste fedi (a volte per raggiungere i propri scopi).

D: Cosa possiamoa spettarci da Vianne, questa volta? Nell'ultimo episodio l'abbiamo vista avere qualche problema. Ora, fin dalla prima apgina, sembra più forte e più determinata, ma anche più serena e tranquilla.
R: In un certo senso, sì. Ma non penso che il suo viaggio sia ancora finito. Ogni storia la lascia con un po' più di conoscenza di sé, e un passo più vicina allo stabilizzarsi, ma non sono sicura che lei sarà mai completamente ferma...

D: Parli di nuovo di cibo e digiuno, per via del Ramadam. Era programmato o è semplicemente successo? Perché questo fa molto 'ritorno a Chocolat' e, ovviamente, noi fan lo adoriamo!
R: E' una delle tematiche che collegano questi due libri. Volevo usarlo per illustrare l'idea che culture differenti hanno molte più cose in comune di quante ne avremmo mai pensate...

D: Dobbiamo aspettarci altre avventure di Vianne, in futuro?
R: Forse. Non lo so ancora.

Per concludere, vi ricordo che questa settimana Joanne è in tour proprio nel nostro paese! Non lasciatevi scappare l'occasione di incontrarla!
Eccovi la lista degli incontro:

  • OGGI, ore 18:00, Circolo dei Lettori di Torino,  Palazzo Graneri della Roccia, in via Bogino 9.
  • Martedì 13 novembre, ore 18:00, libreria IBS.IT di Bergamo, in viale XX Settembre 78/80.
  • Mercoledì 14 novembre, ore 18:00, Bologna, Libreria Coop Ambasciatori, in via Orefici 19.
  • Venerdì 16 novembre, ore 18:00, teatro Elfo Puccini di Milano, in Corso Buenos Aires 33, in occasione del Book City.
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    martedì 7 febbraio 2012

    Peaches for Monsieur le Curé: alcune domande

    Per poterci addentrare sempre più nel mondo di Peaches for Monsieur le Curé, il nuovo libro di Joanne Harris in arrivo a maggio sul mercato inglese e seguito de Le scarpe rosse, ho ben pensato di tradurre l'intervista che accompagna la pagina ufficiale del romanzo sul sito dell'autrice.
    Si parla di questo nuovo romanzo e si ha già voglia di leggerlo!


    Com'è stato tornare a Lansquenet?
    Come Vianne, per molto tempo sono stata riluttante a tornarci. Come Vianne, ero divisa tra il mio desiderio di esplorare nuovi luoghi e la sensazione di aver lasciato qualcosa di importante dietro di me. Alla fine, è stato sorprendentemente facile. Avevo paura che fosse cambiata oltre ogni modo, che mi avrebbe reso triste, ma in un certo senso sarei state ugualmente insoddisfatta se non fosse cambiato per niente. In Chocolat avevo ritratto una comunità francese rurale, isolata, di quelle che erano cambiate molto poco durante gli ultimi cinquant'anni. In Pesche volevo mostrare gli effetti del cambiamento in quella comunità. Questo è il motivo per cui ho introdotto un altro gruppo etnico a Lansquenet, non un evento comune nel rurale sud-ovest, per esplorare i modi in cui due culture piuttosto diverse possono interagire (o no) in un'ambientazione così tradizionale.

    Sono confusa. Quando è ambientata, esattamente, la storia?
    Chocolat era senza tempo. In un certo senso poteva essere ambientato quasi in qualsiasi momento. Le scarpe rosse, che si svolge a Parigi, era inevitabilmente contemporaneo. Pesche è ambientato in un momento molto specifico: durante il Ramadam, nell'agosto del 2010, giusto prima che il governo francese bandisse il velo islamico.

    Non è un po' rischioso, scrivere di Islam in questo periodo?
    Pesche non parla di Islam più di quanto Chocolat parlasse di Cattolicesimo. Entrambe le storie riguardano l'intolleranza, il pregiudizio, la xenofobia e il modo in cui la religione può essere usata per rinforzare queste cose.

    Da dove è nata l'idea?
    Vivo in un paese con una considerevole popolazione musulmana. Ho notato un numero crescente di giovani donne che indossano il Niqab (il velo facciale). Ho parlato con alcune di loro al riguardo delle ragioni per cui lo indossano, e ho ricevuto delle risposte molto diverse, che vanno da "Perché mio marito vuole che lo faccia" a "Perché non voglio parlare con nessuno che non conosco" a "Perché è un mio diritto indossarlo". Allo stesso tempo, la Francia stava preparandosi a bandire il velo nella sua totalità (anche i foulard sono banditi nelle scuole francesi). E il tempo sembra dare perfettamente senso al portare questo argomento a Lansquenet.

    C'è molto sul Niqab in questo libro. Perché?
    Perché lo trovo interessante. Da una parte è una forte immagine di isolamento, e dall'altra è un pezzo molto piccolo di tessuto che ha causato tantissime controversie. Il velo è stato talmente tante cose per molte persone negli anni: un simbolo di oppressione, un segno di devozione, una bandiera di protesta politica. In Francia, uno stato orgoglioso dei suoi ideali di libertà e equità, è stato bandito. Sono interessata dal perché.

    Pensi che dovrebbe essere bandito?
    Preferirei di gran lunga che le donne non indossassero il velo, ma non sono sicura che la legislazione potrà risolvere questo complesso problema accerchiandolo, perché è diventato politico, piuttosto che semplicemente religioso. Non penso che politica e religione si miscelino bene. Diffido da chiunque usi la religione come parte dell'impegno politica.

    In Chocolat il prete è il cattivo di turno. In Pesche lui è quasi un eroe. Perché?
    Ho sempre pensato che Francis Reynaud fosse più incompreso che cattivo. Ha molte colpe, è intollerante, moralista e arrogante, ma alla fine ha sempre fatto quello che pensava fosse meglio secondo i suoi credo. E' maturato un pochino da Chocolat, sebbene mantenga sempre i suoi modi. Ma, come Vianne ne Le scarpe rosse, Reynaud ha un viaggio da compiere, e in un certo senso Pesche è la sua storia.

    E riguardo a Vianne?
    E' anche la sua storia. Ho sempre pensato che Vianne e Reynaud avessero in comune più cose di quanto sapessero. Troppi lettori di Chocolat hanno velocemente supposto un ritratto in bianco e nero dei due protagonisti principali. Spero riassesteranno le loro opinioni.

    Hai ripreso altri personaggi di Chocolat in questo libro?
    Sì. Sin da Chocolat sono stata un po' 'preoccupata' per aver lasciato un certo numero di situazioni irrisolte, specialmente riguardanti la relazione tra Joséphine e Roux. In Pesche alcune di queste questioni troveranno risposta. Non tutte, ma la vita è così...

    E riguardo a Inès Bencharki? Racontami un po' di lei.
    La donna al centro dei problemi attuali di Lansquenet condivide alcune somiglianze con la stessa Vianne. Come Vianne, lei è una donna single con una giovane figlia. Come Vianne si trasferisce nella casa giusto davanti alla chiesa e si scontra con il Curato. Ma diversamente da Vianne, Inès è fermamente sostenuta, anche da quelli della sua monunità di Les Marauds. Nascosta sotto il suo velo nero, sembra insensibile tanto all'ostilità quanto al gossip, allo scandalo e alle offerte di amicizia. Anche la magia di Vianne, anche la sua cioccolata, non ha potere su di lei.

    Quindi... Vianne ha finalmente trovato qualcuno alla propria altezza?
    In tutti questi libri il principale avversario di Vianne è sempre stato una sorta di riflesso di lei. In Chocolat doveva fronteggiare lo spettro dell'Uomo in Nero, una paura infantile personificata in Francis Reynaud. Ne Le scarpe rosse, lo spettro era Zozie de l'Alba, un'immagine di cosa Vianne potrebbe essere stata senza l'amore delle sue figlie. In Pesche, Vianne si confronterà sia con la sua paura che con il suo pregiudizio...

    Perché ambientare il libro durante il Ramadam?
    In parte perché mi piacciono i paralleli con Chocolat, che era ambientato durante la Quaresima. La relazione tra il digiuno e il banchetto è complessa, e volevo rivisitare l'idea da una prospettiva differente.

    E' una sfida, scrivere di una cultura diversa?
    E' sempre una sfida, ma non penso molto allo scrivere di una cultura differente, quanto piuttosto al cercare di capire cosa le persone ritengono importante. Il mio punto di ingresso è attraverso il cibo, ma il cibo in quanto riflesso di cosa le persone sentono, di come si rapportano gli uni con gli altri, piuttosto che una raccolta di ricette.

    Sì, ho notato che in questo libro c'è di nuovo il cibo nel titolo. E' stata una decisione conscia?
    Mi piace la contrapposizione del cibo col digiuno (il titolo provvisorio era Pesche di Ramadam) perché entrambi sono concetti talmente emozionali. Come la pesca... è un'immagine potente nel folklore e nelle favole, e sembra il simbolo perfetto per quello che tentavo di trasmettere.

    C'è molta sensualità nel libro. E' deliberata?
    In verità non pianifico queste cose. Ma mi piace che una storia sia un'esperienza di immersione completa, il che significa che mi piace esplorare i gusti, i profumi e le sensazioni come le impressioni visive e sonore.

    E riguardo alla magia? C'è davvero spazio per la magia in un libro ambientato nel presente?
    Assolutamente. Caso mai penso che abbiamo bisogno della magia ora più di prima. Ma la mia magia non è mai stata 'pirotecnica'. E' la magia delle cose di ogni giorno, che è più riguardante il cambiamento che qualsiasi altra cosa. E' questo, cambiare il mondo attorno a noi, un passo per volta, e cambiare anche il modo in cui gli altri ci vedono, che è il tipo di magia al quale tutti abbiamo acesso...
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    mercoledì 16 febbraio 2011

    lunedì 17 gennaio 2011

    mercoledì 24 novembre 2010

    Intervista su 'Eclipse'

    Vi segnalo una nuova intervista fatta a Joanne Harris, questa volta apparsa sulle pagine del magazine online Eclipse. Cliccando QUI potrete leggere delle domande e delle risposte davvero interessanti, tra le più interessanti, a dire il vero, di questo periodo. Vengono infatti affrontati diversi punti de Il ragazzo con gli occhi blu e della scrittura in generale della Harris, ma con molta intteligneza e conoscenza.
    Buona lettura.


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    lunedì 15 novembre 2010

    Nuova intervista

    Iniziamo una nuova settimana con una nuova intervista. Questa volta la nostra Joanne Harris ha risposto alle domande fatte da Nuova Società.
    In questa intervista si parla più in generale, a mio avviso, del lavoro della Harris e scopriamo come l'autrice consideri i suoi libri una sorta di fiabe per adulti e che le piacerebbe vedere il film de Le scarpe rosse diretto da Guillermo Del Toro... sarebbe davvero un'idea interessante.
    Per leggere tutte le sue risposte, cliccate QUI.


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    venerdì 12 novembre 2010

    Altra intervista

    Altro giorno, altra intervista!

    Oggi vi segnalo quella uscita per Affari Italiani; la trovate cliccando QUI.
    Ci sono, tra le altre cose, anche notizie interessanti su film tratti dai libri della Harris (che al momento non ci saranno).

    Vi riporto poi QUESTO link per poter leggere l'intervista di Metro, non più disponibile nella versione on-line del quotidiano free.


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    giovedì 11 novembre 2010

    Intervista + recensione

    Oggi, su Zebuk.it, è apparsa une piacevolissima intervista alla nostra Joanne Harris. Si parla de Il ragazzo con gli occhi blu, ma non solo. Cliccando QUI potrete leggere anche voi le risposte dell'autrice.

    Inoltre, su LibriBlog una nuova, bellissima recensione, sempre de Il ragazzo con gli occhi blu.

    E voi, l'avete letto il libro? Cosa ne pensate?



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    mercoledì 10 novembre 2010

    Intervista su Tempostretto.it

    In questi due giorni di permanenza italiana, Joanne Harris, come vi dicevo ieri, ha fatto aprecchie interviste (se andate a seguirla su twitter troverete alcuni suoi commenti). Inizio col segnalarvi la prima che ho trovata, apparsa oggi su TEMPOSTRETTO.
    Andate, leggete e appassionatevi!

    Vi ricordo che, nel caso ne scovaste delle altre, la vostra segnalazione sarebbe graditissima.


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    martedì 9 novembre 2010

    Alcune interviste

    Cari lettori, in questi due giorni di permanenza in Italia, la nostra Joanne Harris dovrebbe, secondo le notizie di cui dispongo, fare delle interviste per le seguenti 'fonti':
    • Marieclaire
    • IRIS
    • Milano nera/Strill libri
    • Speak Up
    • Il Messaggero
    • Secolo XIX
    • Albatrol Magazine
    • Stilos
    • ANSA
    • Radio Marconi
    • L'eco di Bergamo
    • Radio RDS
    • Gazzetta del sud
    • Radio TRS
    • Radio 24
    • BOL
    • Zebuk.it
    • Corpi freddi
    Se volete quindi scoprire quali domande le verranno poste e come la scrittrice risponderà, tenete controllati questi vari mezzi di comunicazione. Io, da parte mia, cercherò di darvi maggiori dettagli al riguardo.
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    lunedì 1 novembre 2010

    Intervista e copia omaggio

    E finalmente ritorno!

    Bene, Il ragazzo con gli occhi blu è uscito e ora noi dobbiamo assolutamente leggerlo!

    Io ci tengo a segnalare l'intervista fatta a Joanne Harris che trovate sul Diario di pensieri persi. Credo ci siano alcune cose interessanti da leggere, sia sul suo essere autrice che sul nuovo libro.
    Inoltre, se commenterete questa intervista sul sito (non sul mio, ma sul quello di Alessandra) avrete la possibilità di vincere una copia omaggio del romanzo, gentilmente concessa da Garzanti.

    Cosa state aspettando allora? Andate, leggete e commentate! Avete circa due settimane di tempo!

    immagine by Diario di pensieri persi.

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    lunedì 25 ottobre 2010

    - 3

    A meno tre giorni dalla pubblicazione de Il ragazzo con gli occhi blu, vi ri-propongo la breve intervista che ho fatto a Joanne Harris, proprio al riguardo di questo nuovo e misterioso romanzo.
    In rosso trovate una domanda che, a mio avviso, è una specie di spoiler. Chi volesse saltarla, è avvertito.


    Domanda: Probabilmente qualcuno lo saprà già ma, giusto per iniziare, puoi spiegare ai tuoi lettori italiani come I'l ragazzo con gli occhi blu' è nato?
    Risposta: Ho avuto un'idea iniziale da un autista di taxi, anni fa, mentre ero in tour in Italia. Quest'uomo mi stava raccontando di sua madre e di come lei faceva indossare a lui, e ad ognuno dei suoi fratelli, solo un colore durante tutta la loro infanzia. Venne fuori che quest'uomo aveva cinquant'anni e che continuava a indossare il colore che sua madre gli aveva assegnato, anche se era morta da tempo. Questo mi ha fatto pensare a quale effetto i colori possono avere avuto sulla psicologia di questi fratelli, e come deve averli formati. Dopo di questo ho iniziato a pensare ai colori e alle percezioni in generale, e a come le percezioni sensoriali possono variare tra un individuo e l'altro. Poi ho portato la storia nel mondo virtuale dove le cose (e le persone) spesso non sono quello che sembrano...

    D: Posso chiederti come mai sei passata al thriller? Non sono uno di quelli che ritengono 'Il ragazzo con gli occhi blu' un cambio di direzione, ma ho l'impressione che con La scuola dei desideri, ma anche con Le scarper rosse e, ovviamente, con quest'ultimo, l'atmosfera dei tuoi libri sia più 'thriller oriented'. Perché credi di essere giunta a questa branchia letteraria?
    R: Non penso sia stata una decisione cosciente. Scrivo la storia come mi arriva e non come parte di qualche traiettoria letteraria pre-orientata. La maggior parte dei miei romanzi, anche Chocolat, contiene elementi di oscurità e suspense.

    D: Sempre parlando dei tuoi libri, specialmente gli ultimi, ma non solo, sei più interessata al 'cattivo', vero? Perché il 'lato cattivo' è così affascinante per te? Come scrittrice, trovi questi personaggi più intriganti? Più complessi?
    R: Sono interessata a personaggi con complessi processi di pensiero. Non solo cattivi, sebbene io pensi che un personaggio a tutto tondo abbia, per definizione, tanta oscurità quanta luce nella sua testa. Mi piace guardare quale forma sviluppa una persona e quali segreti può nascondere, al mondo o a se stessi.

    D: Pensi che 'Il ragazzo con gli occhi blu' sia una sorta di approfondimento del lavoro fatto in La scuola dei desideri?
    R: E' un thriller psicologico, come La scuola dei desideri. E sì, è molto oscuro, sebbene la maggior parte delle cose che succedono ne Il ragazzo con gli occhi blu siano più legate alla fantasia e al subconscio. Mi piace l'idea di un narratore talmente inattendibile che neanche lui riesce bene a distinguere tra cos'è reale e cosa non lo è.

    D: Ossessione. Questa è la prima parola che mi viene in mente se penso a 'Il ragazzo con gli occhi blu'. Possiamo dire che questo, in un certo senso, è un libro che parla di ossessioni? Penso che molti dei tuoi libri parlino di ossessioni. Qui abbiamo l'ossessione del protagonista per l'assassinio, l'ossessione di sua madre per la ricchezza, l'ossessione della madre di Emily di avere una figlia normale e, specialmente, una figlia artista. Ma, per esempio, ne Il seme del male abbiamo l'ossessione per Ginny. Anche ne Le scarpe rosse abbiamo l'ossessione di Vianne di essere normale. In La scuola dei desideri c'è l'ossessione per la vendetta... Perché le ossessioni sono così presenti? E quanto le nostre ossessioni vanno ad influire sulle nostre vite?
    R: Credo che tutti noi siamo governati dalle nostre ossessioni. Non sempre è una cosa negativa. L'ossessione può essere vitale, appassionata, positiva. In questo caso, comunque, la forza guida è violenta e, alla fine, autodistruttiva. In ogni caso trovo interessanti le persone appassionate, e in rispetto di questo, tutti i miei libri riguardano varie ossessioni.

    D: L'altra parola che posso collegare a Il ragazzo con gli occhi blu è: aspettativa. Come le aspetattive che le persone hanno su di te influenzano la tua vita? In questo libro io credo che le aspettative giochino un ruolo fondamentale, non lo pensi anche tu?
    R: Sì, qui abbiamo numerosi personaggi che sono stati profondamente danneggiati dalle (più irragionevoli) aspettative dei loro genitori. Ma, in quanto società, noi siamo tutti bombardati dalle aspettative degli altri, forse adesso più di sempre. Ci è sempre stato detto come dobbiamo essere dai nostri genitori e dai nostri insegnanti, dalla pubblicità e dalla stampa. Questo influenza il nostro senso dell'io e la nostra autostima e ci porta a chiederci chi siamo. I personaggi de Il ragazzo con gli occhi blu hanno spesso problemi relativi al loro senso di identità, perché sono così abituati a vivere nelle aspettative degli altri che hanno perso il contatto con chi sono realmente.

    D: Ad un certo punto del libro tu scrivi: "Ma soprattutto, perché è stato deciso che lui doveva essere nero, o che Ben doveva essere blu? E se i nostri ruoli fossero stati invertiti, le cose sarebbe state differenti?" La mia domanda, allora, è: credi nel Destino? E' già tutto deciso per noi, oppure no?
    R: Credo nel Destino e nel duro lavoro in parti uguali. Una persona non dovrebbe incolpare il Fato per i propri difetti.

    D: Leggendo di Albertine, soprattutto quando si scopre qualcosa del suo passato, la sua figura mi ha ricordato Zozie. Entrambe hanno rubato identità altrui... c'è una piccola parte di Zozie in Albertine?
    R: Non vedo Albertine come Zozie, sebbene entrambe hanno 'affari' d'identità. Ma Zozie non desidera essere qualcun'altro, lei, semplicemente, prende quello che può dagli altri quando le aggrada. Albertine vive nella negazione di chi lei è realmente; per lei è più semplice pretendere di essere qualcun'altro piuttosto che vivere con quello che le è successo.

    D: Perché sei ritornata in Inghilterra? E' premeditato o è semplicemente successo? Credi che una storia come quella de Il ragazzo con gli occhi blu sia particolarmente indicata per l'Inghilterra?
    R: Circa metà delle mie storie sono ambientate in Inghilterra. Ma, in questa, il paese non è il punto centrale della situazione perché la maggiorparte dei fatti succede online...

    D: Ho letto molti articoli riguardanti questo libro e, in molti casi, ho notato che il giornalista evidenziava il fatto che Il ragazzo con gli occhi blu è ambientato nella stessa città de La scuola dei desideri. Ma questa non è la prima volta in cui tu ritorni in un luogo inventato in un altro libro. In Vino, patate e mele rosse tu ritorni a Lansquenet, se non mi sbaglio. Perché ti piace ritornare in certi luoghi, nelle tue storie?
    R: Perché mi piacciono... e perché certe comunità condividono elementi che mi interessano, e che mi piace includere nelle mie storie.

    D: Internet, nel libro, gioca un ruolo principale. Cosa pensi della rete? E' più un bene o un male? E qual è la tua relazione con internet? Ne sei spaventata?
    R: No, non ne sono spaventata. Semplicemente lo uso per i miei scopi. Come l'elettricità, è una forza né buona né cattiva, ma con un potenziale infinito in entrambe le direzioni.

    D: Credi che siamo ancora capaci di vivere nella realtà? Internet è di giorno in giorno più importane e ci sono anche alcune malattie di dipendenza dalla rete. Cosa ne pensi?
    R: Penso che ci sia il pericolo di scambiare le relazioni virtuali per relazioni reali; dopo tutto, le relazioni al computer sono talmente più facili da controllare... Forse è per questo che certe persone diventano dipendenti dai loro siti. Ma la maggior parte della gente conosce la differenza...

    D: Pensi sia più semplice vivere in Internet che vivere nella vita reale? Forse è per questo motivo che molta gente passa così tanto tempo nel web?
    R: Internet dona un accesso facile e rapido alle persone di tutto il mondo. Rende possibili cose che in altre circostanze non sarebbero mai possibili. Ma voler spendere tutto il tuo tempo nel mondo virtuale è, di norma, segno che nella tua vita reale c'è qualcosa che non va...

    D: Parliamo di musica. Suoni in una band e ne Il ragazzo con gli occhi blu usi le canzoni per sottolineare lo stato d'animo del protagonista. E' importante, per te, la musica? Queste canzoni indicate nel libro sono le tue canzoni preferite, o semplicemente delle canzoni particolarmente indicate per il capitolo?
    R: Molti gusti del protagonista sono simili ai miei, ma l'obiettivo delle playlist è principalmente quello di indicare lo stato emotivo del narratore in quel punto del libro, e dona indizi su cosa sta per succedere.

    D: Siamo quasi alla fine. In novembre sarai in Italia. Incontrerai i tuoi lettori?
    R: Lo spero!

    D: Sai dove andrai? Nord, sud, entrambi?
    R: Non ne sono ancora sicura. Il mio itinerario sarà caricato sul sito non appena l'avrò sotto mano.

    D: A cosa stai lavorando? So che hai finito la prima bozza di Runelight... come sta andando? E dopo questo libro, cosa stai pianificando per noi?
    R: Tendo a non parlare mai dei progetti correnti, almeno fino a quando non sono quasi finiti. Mi spiace!




    Vi ricordo che Il ragazzo con gli occhi blu esce, in Italia, giovedì 28 ottobre. Costerà 18,60 € e avrà 450 pagine.

    Vi ricordo anche che A QUESTO INDIRIZZO potrete trovare il blog personale e italianissimo di blueeyedboy, il protagonista del romanzo.
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    venerdì 9 luglio 2010

    'Il ragazzo con gli occhi blu': Intervista a Joanne Harris

    Attendendo l'uscita italiana di Blueeyedboy, ovvero Il ragazzo con gli occhi blu, e giusto per farmi salire un po' la curiosità, ho posto alcune domande a Joanne Harris, tanto per sapere qualcosa in più riguardo a questa sua ultima opera. Come sempre, lei è stata gentilissima e, qui di seguito, potete trovare quello che mi ha rivelato.
    ATTENZIONE: una domanda, a mio modo di vedere, può essere considerata spoiler. Ve la segno in rosso così sapete di saltarla se preferite non avere questo tipo di informazioni.

    Domanda: Probabilmente qualcuno lo saprà già ma, giusto per iniziare, puoi spiegare ai tuoi lettori italiani come Il ragazzo con gli occhi blu è nato?
    Risposta: Ho avuto un'idea iniziale da un autista di taxi, anni fa, mentre ero in tour in Italia. Quest'uomo mi stava raccontando di sua madre e di come lei faceva indossare a lui, e ad ognuno dei suoi fratelli, solo un colore durante tutta la loro infanzia. Venne fuori che quest'uomo aveva cinquant'anni e che continuava a indossare il colore che sua madre gli aveva assegnato, anche se era morta da tempo. Questo mi ha fatto pensare a quale effetto i colori possono avere avuto sulla psicologia di questi fratelli, e come deve averli formati. Dopo di questo ho iniziato a pensare ai colori e alle percezioni in generale, e a come le percezioni sensoriali possono variare tra un individuo e l'altro. Poi ho portato la storia nel mondo virtuale dove le cose (e le persone) spesso non sono quello che sembrano...

    D: Posso chiederti come mai sei passata al thriller? Non sono uno di quelli che ritengono Il ragazzo con gli occhi blu un cambio di direzione, ma ho l'impressione che con La scuola dei desideri, ma anche con Le scarper rosse e, ovviamente, con quest'ultimo, l'atmosfera dei tuoi libri sia più 'thriller oriented'. Perché credi di essere giunta a questa branchia letteraria?
    R: Non penso sia stata una decisione cosciente. Scrivo la storia come mi arriva e non come parte di qualche traiettoria letteraria pre-orientata. La maggior parte dei miei romanzi, anche Chocolat, contiene elementi di oscurità e suspense.

    D: Sempre parlando dei tuoi libri, specialmente gli ultimi, ma non solo, sei più interessata al 'cattivo', vero? Perché il 'lato cattivo' è così affascinante per te? Come scrittrice, trovi questi personaggi più intriganti? Più complessi?
    R: Sono interessata a personaggi con complessi processi di pensiero. Non solo cattivi, sebbene io pensi che un personaggio a tutto tondo abbia, per definizione, tanta oscurità quanta luce nella sua testa. Mi piace guardare quale forma sviluppa una persona e quali segreti può nascondere, al mondo o a se stessi.

    D: Pensi che Il ragazzo con gli occhi blu sia una sorta di approfondimento del lavoro fatto in La scuola dei desideri?
    R: E' un thriller psicologico, come La scuola dei desideri. E sì, è molto oscuro, sebbene la maggior parte delle cose che succedono ne Il ragazzo con gli occhi blu siano più legate alla fantasia e al subconscio. Mi piace l'idea di un narratore talmente inattendibile che neanche lui riesce bene a distinguere tra cos'è reale e cosa non lo è.

    D: Ossessione. Questa è la prima parola che mi viene in mente se penso a Il ragazzo con gli occhi blu. Possiamo dire che questo, in un certo senso, è un libro che parla di ossessioni? Penso che molti dei tuoi libri parlino di ossessioni. Qui abbiamo l'ossessione del protagonista per l'assassinio, l'ossessione di sua madre per la ricchezza, l'ossessione della madre di Emily di avere una figlia normale e, specialmente, una figlia artista. Ma, per esempio, ne Il seme del male abbiamo l'ossessione per Ginny. Anche ne Le scarpe rosse abbiamo l'ossessione di Vianne di essere normale. In La scuola dei desideri c'è l'ossessione per la vendetta... Perché le ossessioni sono così presenti? E quanto le nostre ossessioni vanno ad influire sulle nostre vite?
    R: Credo che tutti noi siamo governati dalle nostre ossessioni. Non sempre è una cosa negativa. L'ossessione può essere vitale, appassionata, positiva. In questo caso, comunque, la forza guida è violenta e, alla fine, autodistruttiva. In ogni caso trovo interessanti le persone appassionate, e in rispetto di questo, tutti i miei libri riguardano varie ossessioni.

    D: L'altra parola che posso collegare a Il ragazzo con gli occhi blu è: aspettativa. Come le aspetattive che le persone hanno su di te influenzano la tua vita? In questo libro io credo che le aspettative giochino un ruolo fondamentale, non lo pensi anche tu?
    R: Sì, qui abbiamo numerosi personaggi che sono stati profondamente danneggiati dalle (più irragionevoli) aspettative dei loro genitori. Ma, in quanto società, noi siamo tutti bombardati dalle aspettative degli altri, forse adesso più di sempre. Ci è sempre stato detto come dobbiamo essere dai nostri genitori e dai nostri insegnanti, dalla pubblicità e dalla stampa. Questo influenza il nostro senso dell'io e la nostra autostima e ci porta a chiederci chi siamo. I personaggi de Il ragazzo con gli occhi blu hanno spesso problemi relativi al loro senso di identità, perché sono così abituati a vivere nelle aspettative degli altri che hanno perso il contatto con chi sono realmente.

    D: Ad un certo punto del libro tu scrivi: "Ma soprattutto, perché è stato deciso che lui doveva essere nero, o che Ben doveva essere blu? E se i nostri ruoli fossero stati invertiti, le cose sarebbe state differenti?" La mia domanda, allora, è: credi nel Destino? E' già tutto deciso per noi, oppure no?
    R: Credo nel Destino e nel duro lavoro in parti uguali. Una persona non dovrebbe incolpare il Fato per i propri difetti.

    D: Leggendo di Albertine, soprattutto quando si scopre qualcosa del suo passato, la sua figura mi ha ricordato Zozie. Entrambe hanno rubato identità altrui... c'è una piccola parte di Zozie in Albertine?
    R: Non vedo Albertine come Zozie, sebbene entrambe hanno 'affari' d'identità. Ma Zozie non desidera essere qualcun'altro, lei, semplicemente, prende quello che può dagli altri quando le aggrada. Albertine vive nella negazione di chi lei è realmente; per lei è più semplice pretendere di essere qualcun'altro piuttosto che vivere con quello che le è successo.

    D: Perché sei ritornata in Inghilterra? E' premeditato o è semplicemente successo? Credi che una storia come quella de Il ragazzo con gli occhi blu sia particolarmente indicata per l'Inghilterra?
    R: Circa metà delle mie storie sono ambientate in Inghilterra. Ma, in questa, il paese non è il punto centrale della situazione perché la maggiorparte dei fatti succede online...

    D: Ho letto molti articoli riguardanti questo libro e, in molti casi, ho notato che il giornalista evidenziava il fatto che Il ragazzo con gli occhi blu è ambientato nella stessa città de La scuola dei desideri. Ma questa non è la prima volta in cui tu ritorni in un luogo inventato in un altro libro. In Vino, patate e mele rosse tu ritorni a Lansquenet, se non mi sbaglio. Perché ti piace ritornare in certi luoghi, nelle tue storie?
    R: Perché mi piacciono... e perché certe comunità condividono elementi che mi interessano, e che mi piace includere nelle mie storie.

    D: Internet, nel libro, gioca un ruolo principale. Cosa pensi della rete? E' più un bene o un male? E qual è la tua relazione con internet? Ne sei spaventata?
    R: No, non ne sono spaventata. Semplicemente lo uso per i miei scopi. Come l'elettricità, è una forza né buona né cattiva, ma con un potenziale infinito in entrambe le direzioni.

    D: Credi che siamo ancora capaci di vivere nella realtà? Internet è di giorno in giorno più importane e ci sono anche alcune malattie di dipendenza dalla rete. Cosa ne pensi?
    R: Penso che ci sia il pericolo di scambiare le relazioni virtuali per relazioni reali; dopo tutto, le relazioni al computer sono talmente più facili da controllare... Forse è per questo che certe persone diventano dipendenti dai loro siti. Ma la maggior parte della gente conosce la differenza...

    D: Pensi sia più semplice vivere in Internet che vivere nella vita reale? Forse è per questo motivo che molta gente passa così tanto tempo nel web?
    R: Internet dona un accesso facile e rapido alle persone di tutto il mondo. Rende possibili cose che in altre circostanze non sarebbero mai possibili. Ma voler spendere tutto il tuo tempo nel mondo virtuale è, di norma, segno che nella tua vita reale c'è qualcosa che non va...

    D: Parliamo di musica. Suoni in una band e ne Il ragazzo con gli occhi blu usi le canzoni per sottolineare lo stato d'animo del protagonista. E' importante, per te, la musica? Queste canzoni indicate nel libro sono le tue canzoni preferite, o semplicemente delle canzoni particolarmente indicate per il capitolo?
    R: Molti gusti del protagonista sono simili ai miei, ma l'obiettivo delle playlist è principalmente quello di indicare lo stato emotivo del narratore in quel punto del libro, e dona indizi su cosa sta per succedere.

    D: Siamo quasi alla fine. In novembre sarai in Italia. Incontrerai i tuoi lettori?
    R: Lo spero!

    D: Sai dove andrai? Nord, sud, entrambi?
    R: Non ne sono ancora sicura. Il mio itinerario sarà caricato sul sito non appena l'avrò sotto mano.

    D: A cosa stai lavorando? So che hai finito la prima bozza di Runelight... come sta andando? E dopo questo libro, cosa stai pianificando per noi?
    R: Tendo a non parlare mai dei progetti correnti, almeno fino a quando non sono quasi finiti. Mi spiace!
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    lunedì 19 gennaio 2009

    giovedì 8 gennaio 2009

    su Garzanti

    Tra le pagine dedicate alla Harris, sul sito del suo editore italiano Garzanti, si trova anche questa. Vi si possono leggere giusto un paio di domande relative alle rune e a Le parole segrete.
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    giovedì 20 novembre 2008

    Fantasymagazine

    FantasyMagazine, sito italiano dedicato al fantasy in ogni sua forma, ci propone oggi un'intervista a Joanne Harris per parlare proprio de Le parole segrete. Cliccate qui per una buona lettura.
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    venerdì 14 novembre 2008

    2 interviste

    Ed ecco una nuova intervista a Joanne Harris dove, logicamente, si parla de Le parole segrete. Cliccate qui per leggerla.

    Ed ecco invece l'intervista fatta da Radio 3 durante il programma Fahrenheit. Cliccate qui per ascoltare questi20 minuti di chiacchierata.
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